Arrigo Capelletti in duplice veste: al pianoforte di MaMu e in qualità di autore del volume "Avventure di un jazzista-filosofo", pubblicato da Arcana, che con l'occasione verrà presentato. Il jazz ha sempre diffidato della parola. Il vecchio Benny Carter dichiarava brutalmente: «Io non scrivo e non leggo nulla sulla musica. Il mio compito è crearla, se ci riesco». Oggi le cose sono un po' cambiate. Oggi i musicisti jazz devono sapersi interrogare e ridiscutere continuamente. Non è solo la voglia di filosofia che caratterizza questi nostri anni sempre più incerti e avvelenati e che spinge sempre più persone di cultura non elevata a partecipare ai convegni dei filosofi. È l'aver capito che il jazz muore se si definisce come semplice ri-combinazione fluida e in tempo reale di pattern ereditati dal passato, se rinnega l’improvvisazione e la sua vocazione a scardinare schemi e regole ereditate. La sfida, il paradosso dell’improvvisazione jazzistica sta qui: nell’insegnare a essere liberi in modo ordinato e rigoroso, senza rinunciare a darsi una forma, ma anche nell’insegnare a non ghettizzarsi, nel guardare fuori dal proprio stretto ambito. Questo, esattamente questo fa Arrigo Cappelletti, jazzista e filosofo, in un libro di riflessioni, scritti d’occasione, approfondimenti teorici, pensieri e brevi saggi attraverso i quali restituisce una visione vivace, intelligente, dotta e divertita del jazz: quasi un irresistibile zibaldone di improvvisazioni su vita, musica, scrittura, ma anche sesso, città del mondo, incontri e musiche eventuali. Ospiti della serata: Arrigo Cappelletti, Furio Sandrini (il vignettista Corvo Rosso, che con Arrigo ha condiviso molte di quelle avventure) e Vincenzo Martorella.
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